Abisso (quarta parte)


“ Stanotte verrà la Regina.” Gli disse il Macinatore.

Bastò quello a destarlo dai ricordi. Cristo santo… la Regina… Non c’era requie in terra, quando quella veniva a farti visita.

“ Ne sei sicuro ?” chiese Karl al Macinatore, fregandosene momentaneamente della reazione di lui a quella domanda così impertinente. Il Mostro sputò un pezzo di carne sul pavimento. Voltò l’enorme testa e fissò Karl come se volesse ucciderlo. I suoi occhi si incendiarono e presero a pulsare. Accadeva sempre, quando perdeva la calma. Uscirono dalle orbite violacee e si avvicinarono a lui galleggiando nell’aria fetida. “ Ho detto che verrà… questo ti deve bastare!” Sibilò.

L’ineluttabilità del fatto portò Karl alle lacrime. Un pianto sommesso e disperato.   

L’orrore che la Regina desiderava era sofferenza lineare e consapevole. Nulla veniva risparmiato.

Karl immaginò di volare oltre l’infinito, ma anche lì trovò la Regina. Sedeva su un masso di nuvole nere. Non c’era modo di sfuggirle.

“ Cosa pensi che vorrà, questa volta?” Chiese al Macinatore.

“ Vorrà giacere con te, suppongo… tu le piaci… poi ti ucciderà.”

“ Ma non può farlo: mi avete fatto diventare immortale, non ricordi?”

Il Macinatore rise: “ Sai anche tu che questo non è importante. E’ la tua carne, quello che conta… adesso aspettiamo insieme il suo arrivo… continua a bere e non pensarci troppo. Tanto, domani ti risveglierai nel tuo letto…”

Ed era la pura verità. Questo, Karl lo sapeva benissimo.

Riempì il bicchiere di vodka e lo trangugiò quasi d’un fiato. Perse i sensi senza neanche accorgersene.

Si svegliò di soprassalto, sollevando la faccia dal tavolo. La Regina era seduta di fronte a lui, in silenzio. Karl fece una smorfia. Sentiva la pelle della guancia destra che gli tirava leggermente. Il piatto su cui aveva mangiato dondolava gli ultimi giri, volteggiando su se stesso come una moneta. Karl lo fermò. Doveva essercisi addormentato sopra con la faccia. Si massaggiò la guancia. Era appiccicosa di ketchup. Prese un tovagliolo di carta e si pulì alla bell’e meglio.

“ Finalmente ti sei svegliato.” Gli disse la Regina.

Karl le sorrise. Naturalmente, la Regina non vide che lo faceva. Essa poteva sentire la sua presenza, così come quella di tuti gli oggetti e di qualsiasi altro essere vivente ci fosse stato lì con loro, ma non poteva vedere il suo sorriso così come non poteva vedere il colore dei suoi occhi, o l’espressione del suo viso.

Il Macinatore glie lo aveva spiegato, qualche tempo prima. La Regina era cieca.

Si serviva dei suoi sensi ultra-sviluppati per muoversi nel mondo fisico, che alla sua anima perversa si presentava come un insieme di forme ben precise; ma non avrebbe mai visto di che colore era il suo sangue e neppure poteva riconoscere  i tratti somatici di una persona. Quello che lei vedeva era solo pura e semplice forma. 

“ Sei pronto per me?”  Il suo alito fetido gli si gettò addosso, coprendo ogni cosa di putrefazione. Si sporse sul tavolo, verso di lui. Lo prese per mano come un amante. Tutto il suo corpo era ricoperto da minuscoli vermi giallognoli in febbricitante movimento, come un cadavere in stato di  avanzata decomposizione. Non c’era un millimetro di carne scoperta e sembrava che lei stessa fosse fatta di vermi. Karl sentì quel formicolio umido avvolgergli la mano in una stretta bagnata e molliccia.

“ Sei pronto per me?” Ripeté la Regina.

Senza mollare la sua mano si alzò in piedi, scostando la sedia. I vermi cadevano dal suo corpo incessantemente, il tavolo oramai ne era pieno. 

“ Ho un’altra scelta?”

Il suo sorriso era un brulicare di vita stolta. “ No, non ne hai.”

Andarono in camera. Lei si sdraiò sul letto. Spalancò le sue gambe pulsanti. La sua vagina era un taglio pulsante nella marea indefinita del putridume. Le bastò un gesto per farglielo venire duro come una roccia. Gli abitanti dell’altro mondo potevano fare anche quello. Potevano controllare un uomo in ogni aspetto della sua vita e della sua morte. Non c’era modo di fuggire.

Karl si tolse i vestiti e si coricò sopra quella mostruosità fetida. Infilò la punta del pene tra le pieghe della carne putrefatta. I vermi gli fecero il solletico al glande. Lo infilò completamente dentro e a quel punto cominciarono a mangiarglielo. Il prurito iniziale divenne un fuoco devastante.

La Regina lo abbracciò e lo strinse forte a sé. La cancrena lo avvolse come un sudario incandescente. Karl gridò con tutto il fiato che aveva in corpo.

FINE


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