Scary stories to tell in the dark : recensione


Scary stories to tell in the dark: storie paurose per ragazzini coraggiosi e adulti mai cresciuti…

Alvin Schwartz era uno di quegli scrittori che adorano terrorizzare i bambini, tanto che nella sua carriera si specializzò in storie dell’orrore per adolescenti, il cui apice risultano essere i tre libri delle storie paurose da raccontare al buio (in Italia editi da DeAgostini in un unico volume) nei quali sono raccolti una serie di racconti che vanno dal curioso allo spaventoso, scritti con una tecnica molto semplice ma efficace, piena di jumpscares letterari e caratterizzati da una brevità molto funzionale all’essere usati davanti al fuoco di un campeggio o ad un pigiama party alternativo, nel pieno della notte.

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Prodotto dal mitico Guillermo Del Toro, che insieme ad altri ha adattato alcune tra le migliori storie di Schwartz per il grande schermo, questo Scary stories to tell in the dark è a tutti gli effetti uno di quei rari esempi in cui un prodotto fondamentalmente rivolto ad un pubblico di adolescenti risulta talmente ben fatto da poter essere apprezzato anche dagli adulti, soprattutto da quelli come il sottoscritto che sono rimasti un poco adolescenti nel profondo (o fanciulletti, per dirla alla Pascoli).

Ambientato – non per caso – tra la notte di Halloween e i giorni a seguire, il film di Øvredal si candida senz’altro come un classico da vedere la notte delle streghe insieme agli amici e ha il pregio di promuovere al di fuori del territorio americano il talento di uno scrittore che, insieme a quel R. L. Stine di Piccoli Brividi ha saputo tener viva la fiamma del soprannaturale nelle menti e nei cuori dei giovani lettori.

André Øvredal è uno di quei registi horror con un certo talento – quanto meno a parere mio – che di tanto in tanto si decidono a fare un film, senza stressarsi troppo, riuscendo a creare il più delle volte dei prodotti abbastanza o del tutto originali (vedasi The Autopsy of Jane Doe) che riescono nel tempo a rimanere nel cuore e nei ricordi degli appassionati del cinema horror come solo i veri classici sanno fare.

Con ciò non voglio certo dire che questo Scary stories to tell in the dark sia un capolavoro assoluto, anche se mi piacerebbe farlo: posso però affermare tranquillamente che ci sono diverse scene degne di nota, nel film di Øvredal, ma soprattutto – e qui risiede certamente uno dei punti di forza principali – delle creature assolutamente memorabili e terrificanti, che vi rimarranno impresse nella mente per parecchio tempo. Su questo potete scommetterci.

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L’unica critica che mi sento di fare a questo piccolo gioiellino, se proprio vogliamo essere pignoli, riguarda l’ambientazione anni sessanta e tutta la parte che riguarda il sottofondo di lettura e critica sociale che ne deriva: perché se è vero che l’ambientazione risulta a livello visivo e nostalgico coerente e piacevolmente retrò, è altrettanto vero che gli anni sessanta vengono usati – fuori tempo massimo, mi verrebbe anche da dire – in una maniera un po’ forzata, come spunto per una critica sociale su razzismo, politica e guerra (in questo caso del Vietnam) … il che non è che sia sbagliato, non fraintendetemi, solamente ho avuto come l’impressione che gli sceneggiatori abbiano voluto inserire questi temi nella cornice generale senza però riuscire ad amalgamarli anche nel dipinto, non so se mi spiego…

In ogni caso, questo Scary stories to tell in the dark mi è piaciuto parecchio, penso che si sia capito; e se avessi avuto ancora 14-16 anni penso che lo avrei adorato. Ma lasciamo come sempre l’ultima parola a Jason J. Myers, autore dei racconti horror presenti in questo blog:

“André Øvredal ha il tocco felice di chi sa girare un horror senza prendersi troppo sul serio, ma prendendo al contrario molto seriamente la materia che sta trattando. La rilettura dei racconti spaventosi di Schwartz è quanto di meglio si potesse sperare per un loro adattamento cinematografico. Sarebbe bello se ci fossero uno o più seguiti (il materiale non manca di certo) e se questo Scary Stories to tell in the dark diventasse una delle nuove saghe horror di questo inizio millennio. Prodotti come questo rendono onore ad un genere, sia letterario che cinematografico, e fanno ben sperare per il futuro dell’horror, senza per questo dimenticarsi del passato.”

VOTO: 8 e 1/2

Autore della recensione: Jake Green


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