The Possession (2012) : recensione


“The Possession” di Ole Bornedal: la risposta ebraica a L’Esorcista.

Divenuto famoso negli anni novanta per aver diretto “Il Guardiano di Notte” e il suo remake americano Ole Bornedal è il regista Danese di questo “The Possession”, film del 2012 interpretato da un Jeffrey Dean Morgan pre-successo planetario di “The Walking dead” e prodotto da Sam Raimi.

Il film, come il titolo lascia vagamente presupporre, tratta di una possessione demoniaca, solo che lo fa in variante yiddish, dato che il demone in questione si scoprirà essere un Dybbuk, cioè un’entità malvagia appartenente alle tradizioni ebraiche.

Ora, sarà che qualsiasi cosa faccia Jeffrey Dean Morgan a me di solito piace a prescindere, ma devo ammettere che questo The Possession mi ha intrigato non poco.

Perché è vero che si presenta come un film dell’orrore di quelli classici, senza troppe innovazioni, e in buona parte lo è sul serio; ma vuoi per il tocco di Raimi Drag me to Hell docet), vuoi per l’indubbia professionalità di Bornedal, a distanza di più di dieci anni dalla sua uscita rimane tutt’oggi un horror originale, a dispetto del tema un po’ abusato, con diversi punti a suo favore tra cui una notevole tensione e originalità nelle scene più spaventose.

The_Possession_2012

In tema di film sulle possessioni demoniache non siamo certo ai livelli del capolavoro di Friedkin (che penso rimarranno insuperabili), ma le scene memorabili sono diverse ed alcune di esse riescono a procurare qualche sano brivido.

Naturalmente non ne anticipo neanche una, ma di sicuro dopo la visione di questo “The Possession” non considererete più i raspini in gola nello stesso modo in cui lo facevate prima (vabbè, diciamo che mezzo spoiler m’è scappato).

Vi lascio come sempre alle fidate parole del nostro amato Jason J. Myers, autore dei racconti horror presenti in questo blog:

” Anche se non è lui a dirigerlo, The Possession è puro Raimi al 100%. Una gioia per gli occhi e per il cuore, come si suol dire. Senza voler togliere nulla al bravo Bornedal, che dirige con mano ferma e professionale, è innegabile vedere come questo film sembri quasi uno spin-off, per atmosfere, tensione e leggerezza, di quel mezzo capolavoro di Drag me to Hell. Se poi ci aggiungiamo un sempre ottimo Jeffrey Dean Morgan e una storia intrigante quanto basta, ecco che il giusto film da serata pizza e birra è bello che servito. Se non ve lo siete ancora visto dovete assolutamente rimediare!”

VOTO: 8

Autore della recensione: Jake Green


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