Finché morte non ci separi: recensione.


“Finché morte non ci separi” è un film horror del 2019, diretto dalla coppia Bettinelli-Olpin & Gillett, registi degli ultimi due capitoli della saga di Scream, con protagonisti Samara Weaving (The Babysitter) e Adam Brody.

Ready or not, così il titolo originale, è un film che si colloca nel genere molto in voga in questi ultimi anni delle commedie horror, sia per i temi trattati che per l’ironia malvagia di cui è pervaso.

La storia è quella di una novella sposa la quale, a sua insaputa, viene coinvolta dalla famiglia acquisita, di stirpe nobiliare, in un gioco al massacro che – trattandosi di un horror -è da intendersi alla lettera e non come metafora psicologica.

Bettinelli-Olpin e Gillet non sono certo due sprovveduti, vantano un curriculum horror di tutto rispetto (V/H/S, Autostrada per l’inferno) e questo “Finché morte non ci separi” è senza ombra di dubbio un prodotto notevole, confezionato con cura ed estrema professionalità.

Detto questo, pur apprezzandone lo stile registico efficace e talentuoso, lo sforzo produttivo, la professionalità degli interpreti e la qualità generale della confezione, non è che questo film mi abbia fatto impazzire.

I motivi per cui non mi ha convinto del tutto (pur concedendogli una sufficienza per i motivi sopraelencati) sono diversi, ma proverò ad illustrarvi quelli principali: tanto per iniziare, una commedia horror per essere ben fatta deve saper dosare i due ingredienti principali (quello orrorifico e quello comico) con le giuste proporzioni, altrimenti risulta sbilanciato da una parte o dall’altra, come un cocktail fatto male.

In “Finché morte non ci separi” la componente della commedia rimane molto in superficie, limitandosi a qualche battuta sarcastica, ma non riesce mai a rendere lieve – come nelle migliori commedie horror – una storia talmente ripetitiva nel suo sadismo programmato da risultare, a volte, quasi noiosa.

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Un altro aspetto, a mio modesto parere, sul quale si poteva fare un lavoro migliore è la psicologia dei personaggi, anche quest’ultimi troppo superficiali e non sempre verosimili; per non parlare poi del livello di empatia che suscitano nello spettatore, pari se non inferiore allo zero. Mai visto tanti personaggi antipatici ed odiosi in un solo film. Persino la protagonista, per la quale in teoria dovremmo tifare, è di un’antipatia e di una vacuità mostruosi.

D’altra parte le scene splatterose sono divertenti, anche se non moltissime, e il finale è quasi epico.

Lascio come al solito le parole finali al nostro caro Jason J. Myers, autore dei racconti horror presenti in questo blog:

“Finché morte non ci separi è una commedia horror che promette bene e mantiene un po’ meno. C’è sicuramente della gran tecnica e il livello di professionalità generale è molto alto, ma tirando le somme come commedia non fa molto ridere e neppure come horror spaventa granché. Dalla sua, a parte la qualità tecnica, ha un livello di sadismo non indifferente e un epilogo alquanto spassoso, che in parte risolleva dalla fatica di essere arrivati alla fine.”

VOTO: 6 e 1/2

Autore della recensione: Jake Green


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