Zeder (1983) di Pupi Avati è uno dei migliori film horror italiani degli anni ottanta e anche se meno conosciuto rispetto al più famoso La casa dalle finestre che ridono, a mio parere è da annoverarsi tra i suoi film più riusciti, senza nulla togliere agli altri.
Fa strano pensare a Pupi Avati come ad un regista di film horror, considerando la sua lunga carriera autoriale rivolta ad esplorare i temi più delicati e profondi dell’animo umano, ma se andiamo ad esaminare l’insieme delle opere di questo nostro grande autore, possiamo vedere come le atmosfere horror siano da sempre presenti.
Del resto i film di Avati dalle atmosfere orrorifiche sono molti: però fra tutti quanti Zeder è quello a cui sono più legato, perché è stato il primo a farmi scoprire – ancora ragazzino – l’enorme talento di Avati per un genere che solitamente collegavo a registi e attori americani.
I punti di forza di questo capolavoro sono molteplici, tanto che visto a distanza di più di quarant’anni è un film che ha saputo mantenere intatto il suo fascino, oltre che una discreta dose di brividi e atmosfere lugubri.
Tanto per cominciare la solidità della sceneggiatura: scritta dallo stesso Avati insieme a Maurizio Costanzo, la storia narrata in Zeder è una miscela perfettamente riuscita di horror, gotico e occultismo, il tutto ben ambientato in Emilia Romagna che in quanto ad atmosfere horror non ha nulla da invidiare a quelle malate e sordide del profondo Texas o a quelle magiche e misteriose della Lousiana più esoterica.
Non si può naturalmente dimenticare la bravura registica di Avati, che dirige con mano felice e sapiente, utilizzando inquadrature degne di un manuale del film horror, utilizzando con perizia anche alcuni jumpscare e in generale donando a tutta la pellicola il suo tocco d’autore senza per questo diminuirne la carica malsana e cupa.

Il livello recitativo è molto alto, oltre all’ottimo Gabriele Lavia troviamo una serie di caratteristi d’eccezione, e la colonna sonora è semplicemente strepitosa: Ritz Ortolani è un genio, uno dei più grandi autori Italiani del secolo scorso, e i brani che ha composto per Zeder sono quanto di più horror si possa immaginare, la degna cornice sonora per un film che rimarrà nella storia del cinema.
Vi lascio, come al solito, alle parole del nostro Jason J. Myer, autore dei racconti horror presenti in questo blog:
“Zeder è un classico senza tempo. uno dei migliori film di Avati insieme a La casa dalle finestre che ridono. Ho rivisto questo film tante di quelle volte che potrei recitarlo quasi a memoria, eppure ogni volta mi procura gli stessi brividi di quando lo scoprii per la prima volta. Se solo Avati si fosse dedicato esclusivamente all’horror, probabilmente il suo nome verrebbe adesso citato nei manuali di storia del genere insieme a quelli di Carpenter, Craven, Romero e Hooper. Da recuperare!”
VOTO: 9
Autore della recensione: Jake Green