The Night House (in italiano La casa oscura) è un horror del 2021, diretto da David Bruckner ed interpretato da Rebecca Hall.
La storia del film si può sostanzialmente inserire nel filone delle case infestate, anche se ci sono alcuni particolari che la collegano anche ai film sui serial killer e a quelli sulle entità demoniache.
Beth è una donna sui quarant’anni diventata da poco vedova, che scopre alcuni segreti sul defunto marito che la porteranno a confrontarsi sempre di più con il suo passato e in particolare un avvenimento inquietante di pre-morte che le è capitato diversi anni prima.
Ma non finisce qui, dato che tutto ciò andrà poi a mischiarsi con altri avvenimenti apparentemente scollegati dalla trama principale, che in realtà si riveleranno fondamentali per capire la direzione in cui il film vuole andare a parare.
The Night House – come ho già scritto all’inizio – mischia tra di loro le carte di diversi giochi, e potreste sentirvi a volte confusi, oppure curiosi di capire il perché di certe scelte; potrebbe addirittura capitarvi di arrivare alla fine senza averne capito completamente il senso.
Non siamo al livello di complessità e stratificazione di senso che si può trovare in altri film horror recenti (Wounds su tutti), ma di certo The Night House non è un film superficiale o leggero, di quelli che ti guardi mentre fai altro: trattandosi di un horror psicologico – di quelli ben fatti – per apprezzarne a pieno la storia va seguito e analizzato in ogni sua sfumatura.
Ma analizziamolo più nel particolare.
Partendo come una classica storia di fantasmi, il film di Bruckner si avvia con il passare dei minuti verso territori inquietanti, che gettano più di un dubbio sulla reale identità del marito appena morto di Beth. E’ insieme a quest’ultima, infatti, e grazie a una serie di indizi e ritrovamenti “fortuiti” che andiamo a scoprire lentamente una serie di eventi delittuosi che infangano la memoria del defunto.
Trattandosi di un horror e non di un giallo, in contemporanea a questa specie di indagine vi sono naturalmente una serie di apparizioni, più o meno agghiaccianti, e diverse sequenze oniriche alquanto suggestive, che rimandano continuamente al titolo del film (quello originale).
Naturalmente, come ogni classica storia di fantasmi che si rispetti, le scene migliori sono quelle girate di notte: gli scare-jumps non sono tantissimi, ma almeno un paio di essi saranno sufficienti a farvi fare un mezzo salto sul divano.
Dopo una serie di colpi di scena – più o meno telefonati – ecco che alla fine la nostra Beth giunge a svelare una serie di eventi ancora più disturbanti, ai confini tra le presenze demoniache citate prima e l’omicidio seriale.
Ora, a parte la trama, che a me ha intrigato parecchio, che dire di questo The Night House?

Prima di tutto, è un film girato molto bene: dalla fotografia alle inquadrature, passando per le scene oniriche e a quelle puramente spiritiche, la confezione generale è ottima. Le recitazioni sono ispirate e così l’ambientazione. Tutto concorre, insomma, a creare l’atmosfera giusta che un film horror sui fantasmi dovrebbe avere.
Paura ne fa, magari non tantissima, ma sufficiente a passare una bella serata con la propria compagna o compagno, ridendo assieme quando qualche Jump-scare inaspettato ti fa fare un balzo, oppure ipotizzando soluzioni più o meno plausibili su questo o quel mistero.
A me, insomma, è piaciuto non poco e per quel che mi riguarda lo promuovo a pieni voti.
Ho chiesto a Jason J. Myers, l’autore dei racconti horror presenti in questo blog che cosa ne pensa e la sua risposta è stata la seguente:
” Le storie di fantasmi rischiano di essere terribilmente noiose o ridicole, quando sono superficiali o senza una trama adeguata: The Night House è invece terrificante e molto profonda, pur rimanendo nell’ambito dell’intrattenimento. Io avrei spinto di più l’acceleratore sulla componente demoniaca, ma a parte questo lo reputo un ottimo lavoro.”
VOTO: 7 E 1/2
Autore della recensione: Jake Green