Nel 1982 Stephen King pubblica una raccolta di quattro racconti, uno per ogni stagione, nel libro Stagioni diverse. Uno di questi racconti è “Il corpo”, dal quale è stato tratto “Stand by me – Ricordo di un’estate”, diretto da Rob Reiner ed interpretato da attori adolescenti, tra i quali l’indimenticato River Phoenix.
Stand by me è un racconto di formazione che di horror non ha molto, ma nonostante questo, o forse proprio in forza di questo, rimane uno dei capolavori immortali di Stephen King, una di quelle storie per le quali verrà ricordato in eterno nei secoli a venire.
Ciò significa che se vuoi trasporre su grande schermo un’opera del genere devi avere due palle grandi come quelle di un toro, l’umiltà degli ultimi in terra e la leggerezza di una ballerina classica. Perché King è come Mozart o Bethoveen: non c’è spazio per improvvisare, puoi solo interpretarlo.
Ora, a proposito di Stand by me, bisogna innanzitutto dire che Rob Reiner, il regista di questa riduzione cinematografica, ha di sicuro avuto il merito di portare su pellicola ciò che King aveva immaginato, e che milioni (letteralmente) di suoi lettori avevano avidamente letto, senza stravolgere una sola virgola, riportando con cura certosina ogni minimo particolare di quel piccolo gioiello di racconto.
Il che è di sicuro un bene: il diavolo solo sa quanto registi e sceneggiatori presuntuosi riescano a rovinare anche il miglior Hemingway, se ci si mettono d’impegno…
La storia narrata in Stand by me è ormai nota a tutti, dovrebbero conoscerla anche i sassi: quattro amici partono alla ricerca del cadavere di un ragazzo della loro età che si è perso nei boschi del Maine. Il viaggio si rivelerà un viaggio ricco di avventure e di esplorazione di sé stessi, oltre che di sotto-trame tipiche della poetica Kinghiana.

Come ho già detto in apertura, è una delle storie più belle che King abbia mai scritto, pur non essendo minimamente un horror (cadavere a parte) e Rob Reiner riesce a rendergli giustizia con maestria e il giusto tocco poetico. L’unico difetto che riesco a trovare in un film praticamente quasi perfetto è che forse avrebbe meritato dei tempi più diluiti, in maniera tale da sviluppare meglio alcuni temi ricorrenti nelle opere di King (la solitudine dell’adolescenza, l’assenza della figura paterna etc.)
In ogni caso “Stand by me” è una delle migliori trasposizioni di un’opera Kinghiana e quando uscì al cinema, la bellezza di quasi quarant’anni fa, divulgò nel mondo intero la bellezza della prosa del Re: la profondità e il genio di uno dei maggiori autori del diciannovesimo secolo.
Vi lascio come al solito con il parere in proposito di Jason J. Myers, l’autore dei racconti horror presenti in questo blog:
” Stephen King è il Charles Dickens del diciannovesimo secolo e “Il corpo”, da cui hanno tratto Stand by me, una delle sue storie più belle. Il film ha saputo rendere omaggio alla storia e alla distanza di quarant’anni rimane un classico, come il racconto da cui è stato tratto. Lunga vita al Re!”
VOTO: 9
Autore dell’articolo: Jake Green