Halloween the beginning, quando la tradizione viene rinnovata con un bagno di sangue nuovo.
Era il 2007 quando Rob Zombie. ormai divenuto famoso tra gli appassionati horror per i primi due film sulla famiglia di assassini psicopatici Firefly, mise la sua firma insanguinata su una delle saghe horror più famose di sempre girando questo Halloween the beginning.
E’ risaputo che Rob Zombie abbia una personalità ben definita, al di là di un suo citazionismo compulsivo e di un’evidente ammirazione verso i maestri che hanno reso grande il genere horror negli anni settanta/ottanta del secolo scorso, primi tra tutti Tobe Hooper; era quindi inevitabile aspettarsi una versione altamente personalizzata del capolavoro di Carpenter, che mantenesse intatta l’atmosfera generale ma che dicesse qualcosa di diverso, o in più, rispetto all’originale.
Da questo punto di vista, si può tranquillamente dire che Halloween the beginning non tradisce le aspettative e come rilettura totale della saga partendo dal principio si conferma come uno degli omaggi migliori possibili che un appassionato fan della serie come Zombie, prima ancora che regista, potesse tributare ad un maestro come Carpenter.
Ma analizziamo i punti di contatto e le differenze tra il film di Zombie e Halloween la notte delle streghe del 1978.
I punti di contatto sono diversi, anche se con le premesse da cui ero partito potrebbe sembrare strano. In primo luogo, l’ambientazione, i protagonisti e buona parte della trama sono gli stessi dell’originale. Abbiamo quindi la desolata e autunnale Haddonfield del 31 ottobre, la bella e inconsapevole Laurie Strode e il dottor Loomis, interpretato da un fenomenale Malcom McDowell (che attore, ragazzi!).

Ci sono poi tutta una serie di situazioni/personaggi che ricalcano fedelmente quelli della storia originale: dalle amiche di Laurie molto emancipate dal punto di vista sessuale a Laurie stessa che invece è una ragazza molto inibita e studiosa, fino ai primi omicidi di Michael adulto che sono sostanzialmente uguali a quelli presenti nel capitolo originale.
D’altro canto le differenze sono altrettante, se non maggiori, rispetto alle somiglianze: Zombie impiega quasi la prima metà del film per esplorare l’infanzia di Myers e le motivazioni che lo hanno spinto a diventare il pericoloso psicopatico che tutti noi conosciamo, indugiando con dovizia di particolari sulla strage familiare che lo ha visto protagonista da bambino.
Il che non è una questione da poco, dato che con questa mossa Zombie rende la figura di Michael Myers meno mitologica rispetto a quella di Carpenter prima e poi di Rosenthal, umanizzandola attraverso la ricerca di un’umanità di cui ben poco rimane con il proseguire della storia.

Anche la fuga dal carcere, che nel film di Carpenter era liquidata con poche sequenze, viene usata da Zombie per amplificare la forza bruta e la spietatezza di Michael.
Vi è poi il finale, molto diverso e dilungato rispetto a il film di Carpenter. Ma non voglio spoilerare nulla nel caso non abbiate ancora visto il remake di Zombie.
Quindi, in ultima sede, che dire di questo Halloween the beginning?
Per quel che mi riguarda, lo promuovo a pieni voti. Certo, non è un capolavoro come l’originale, e probabilmente non ambiva neppure ad esserlo, ma di certo è un film horror con una propria anima e personalità, che rinverdisce i fasti di un mito con esuberanza e passione, senza per questo mancare di rispetto né a Carpenter, né alla saga di Halloween. Inoltre, anche se so che a molti di voi sembrerà una bestemmia, dal mio punto di vista Michael Myers non è mai stato così terrificante come in questo film…
Ma come al solito quando siamo in chiusura di articolo, vi lascio alle parole del nostro caro Jason J. Myers, autore dei racconti horror presenti in questo blog:
“Se Rob Zombie non esistesse, probabilmente bisognerebbe inventarlo… la sua rilettura del capolavoro di Halloween sarà magari imperfetta, ma di sicuro non manca di originalità e passione per il genere horror. Del resto Zombie è da sempre considerato l’erede artistico di Carpenter e molti dei suoi lavori hanno le stesse atmosfere e sguardo autoriale: chi meglio di lui per dirigere questo remake, quindi… un classico moderno!”
VOTO: 8 e 1/2
Autore della recensione: Jake Green