Fear Street è una trilogia di film tratti dall’omonima serie di romanzi horror di R. L. Stine, famoso soprattutto per la serie di “Piccoli Brividi” (Goosebumps in originale). I tre capitoli, Parte 1:1994, Parte 2: 1978 e Parte 3: 1666 sono usciti a distanza di poche settimane l’uno dall’altro nel 2021 su Netflix.
R. L. Stine è probabilmente l’autore horror americano più prolifico di tutti i tempi (in quantità di pagine penso che sia riuscito a superare persino il Re Stephen King, un altro che in fatto di quantità non scherza mica) e le sue opere sono generalmente rivolte ad un pubblico di adolescenti, caratterizzandosi per una certa leggerezza narrativa che di solito non sconfina mai nell’horror più greve e violento.
Questa trilogia di Fear Street, in realtà, si potrebbe dire che rappresenta un po’ l’eccezione che conferma la regola, in quanto tutti i tre i film si caratterizzano per un tasso di violenza e sadismo sicuramente superiore alla media: non parliamo quindi del classico prodotto à la R. L. Stine ma di qualcosa di più maturo, indirizzato ad un pubblico più adulto rispetto alla serie di “Piccoli Brividi”.
Dietro la macchina da presa troviamo Leigh Janiak, che prima della trilogia di Fear Street aveva diretto un altro film dell’orrore, “Honeymoon” del 2014.
Ora, esaurite le informazioni principali, che dire di questa riduzione cinematografica delle opere di R. L. Stine?

Io partirei col dire che, al netto di alcuni difettucci – di cui vi parlerò nel corso dell’articolo – questi tre capitoli di Fear Street non mi sono dispiaciuti e tutto sommato mi hanno anche divertito: la storia è avvincente, abbastanza originale – pur trattando temi già esplorati in diverse pellicole – e la confezione generale è molto professionale e ben curata.
Come dicevo poc’anzi – a proposito, ma quanto sono boomer per dire poc’anzi? – il tasso generale di ammazzamenti è notevole e anche la varietà degli stessi non è malaccio: la gente viene fatta a fettine, i crani vengono aperti in due molto volentieri, le gole tagliate con perizia e in generale accade tutto ciò che vi viene in mente possa essere fatto con lame più o meno affilate. In questo senso, già che ne parliamo, la componente slasher di Fear Street è notevole, anche se in fin dei conti l’elemento soprannaturale è predominante lungo tutto l’arco narrativo.
Anche qui, certo, si potrebbe obiettare che non si vede nulla di nuovo sotto al sole: a sua difesa lasciatemi però dire che pur essendo derivativa la trilogia di Fear Street riesce a dire qualcosina di nuovo, soprattutto a livello di storyline e di arco narrativo dei personaggi. Quando la storia giungerà a conclusione, in particolare, vi troverete ad apprezzarne la solidità della trama e a riconsiderarne anche certi aspetti che ad una prima visione potevano non avervi del tutto convinti.

Ma passiamo ora a considerare ciò che non mi ha entusiasmato.
Per prima cosa, non si può parlare di una trilogia di film veri e propri, perché a parte la durata da grande schermo di ogni capitolo, l’impressione è quella di assistere ad una serie vera e propria, dato che al netto delle ambientazioni e delle collocazioni temporali diverse per ogni capitolo, la storia inizia con 1994, prosegue con 1978 e termina infine con 1666, salvo tornare a metà di quest’ultimo di nuovo nel 1994.
Con questo voglio dire che non è consigliabile vedersi in ordine sparso un capitolo qualsiasi – come invece è possibilissimo fare con i vari Scream, Saw e altre saghe horror – in quanto ci si rovinerebbe il gusto della storia e in alcuni casi si rischierebbe di non capirci neppure troppo. Quindi, questa suddivisione fittizia in tre film è alla fin dei conti abbastanza inutile. Ma certo non parliamo di un peccato mortale, né di un difetto imperdonabile. Però se la chiamavano serie e la dividevano in sei puntate ci facevano una figura migliore, a mio avviso.
Un altro punto debole della trilogia di Fear Street è che per quanto la storia sia molto articolata e riesca a mischiare diversi elementi horror in maniera originale, risente un po’ di mancanza di originalità nel character design dei personaggi, in particolare di quelli cattivi.

Non ci sono in pratica antagonisti memorabili e tutto sa di già visto, come in un piccolo vademecum horror dove troviamo il personaggio che assomiglia a Ghostface, un altro che ricorda Jason Voohres e via dicendo… per carità, magari è una scelta voluta, ma secondo me un pochino di originalità in questo senso non avrebbe guastato.
Ma come sempre, adesso che siamo in chiusura di articolo, vi lascio al parere del nostro caro Jason J. Myers, autore dei racconti horror presenti in questo blog:
“La trilogia di Fear Street è un omaggio più o meno velato ai classici slasher degli anni ottanta/novanta, con l’aggiunta di quel tocco soprannaturale a rendere il tutto più vario ed originale. Non è una serie rivoluzionaria, certo, ma ha dalla sua una notevole competenza nel trattare un filone stra-abusato usando i vari cliché del genere con leggerezza, senza risultare quindi stucchevole. I novellini dell’horror la adoreranno, mentre per gli horror maniaci come il sottoscritto sarà un piacevole divertissment da tenere in sottofondo mentre magari si fa altro.”
VOTO: 7
Autore della recensione: Jake Green