Old : recensione del film di M. N. Shyamalan


Da un artista come M. Night Shyamalan, regista di “Old”, è lecito aspettarsi di tutto: dall’esordio fulminante de “Il sesto senso”, passando per i passi falsi (o comunque non memorabili) di “Lady in the water” o “L’ultimo dominatore dell’aria”, arrivando infine alla rinascita di “Split” e “The visit”, ogni volta che esce un suo film siamo tutti lì a chiederci se varrà davvero la pena andare al cinema o noleggiarne la visione su qualche piattaforma…

Del resto, quello che non ne sbagliava uno è morto nel 1999, due anni prima di vedere come sarebbe stata nella realtà la sua odissea nello spazio (parlo di Kubrik, naturalmente) e quindi è umano che anche l’artista più quotato possa sbagliare di tanto in tanto.

Old è tratto da una graphic novel franco-svizzera di Lévy-Peeters e, come altri lavori precedenti di Shyamalan si colloca a metà strada, secondo il mio modesto parere, tra i suoi capolavori indiscussi ( Il sesto senso, The Village, Unbreakable, Split e The visit) e i lavori meno riusciti (Signs, After Earth e Glass) schivando in pieno i passi falsi citati in apertura di articolo.

Come in tutti i suoi film, la storia prende il via con un ritmo lento, prendendosi i tempi e gli spazi per introdurre i personaggi che ne saranno protagonisti, spargendo qua e la gli indizi principali che poi si svilupperanno nel seguito degli eventi. In un certo senso, più che un horror, in questa prima parte del racconto Old sembra quasi un giallo di Agatha Christie, dove ogni più piccolo particolare insignificante avrà poi una propria collocazione e significato nel corso del film.

Shyamalan è uno che sa come creare le aspettative giuste negli spettatori; in Old sfrutta appieno questa sua capacità, di disseminare qua e là le bricioline di pane che ci aiuteranno poi a ritrovare la via del ritorno, con il giusto equilibrio, senza esagerare.

Ma ora veniamo al dunque: si può parlare di horror, quando parliamo di Old?

La risposta è nì… voglio dire, stiamo pur sempre parlando di un maestro del genere, che è riuscito a spaventarci con i suoi lavori più legati all’horror come “Il sesto senso”, “The visit”, “Signs” e da un certo punto di vista anche “E venne il giorno…”- Quindi si può dire che in ogni lavoro di Shyamalan la componente orrorifica sia sempre presente, in un modo o nell’altro.

E se si intende con horror tutto ciò che è legato alle nostre paure ancestrali (ad es. la paura del buio) ecco che allora possiamo dire che Old è sì un film dell’orrore: perché, ammettiamolo, chi è che non ha paura di invecchiare e di morire? Chi non ha paura di vedere sprecato il proprio tempo, addirittura perso per sempre in pochi istanti?

Old

Dal punto di vista prettamente quantitativo, però, si potrebbe anche affermare che tanto horror non lo sia: le scene spaventose sono davvero poche – la donna nella grotta e il cadavere iniziale, ma niente di più – e la tensione che si avverte in altri suoi film viene sostituita in questo caso da un’ansia generale, che in ogni caso mantiene desta l’attenzione dello spettatore fino alla fine. Almeno, per me è stato così.

Parlando infine della qualità generale del film, a mio avviso Old è uno di quei film di Shyamalan che non saranno dimenticati, e che vale la pena di vedere almeno una volta. Da un maestro del cinema horror-pop come lui (l’erede diretto di Alfred Hitchcock) era forse lecito aspettarsi qualcosina di più, ma questo film sa come intrattenere e Shyamalan non ha perso lo smalto del racconta storie: il ritmo, le inquadrature, la gestione degli attori e della sospensione del dubbio, tutto quanto è gestito con professionalità e amore per il cinema e la sua funzione di intrattenimento.

Sentiamo ora che ne pensa a proposito Jason J. Myers, l’autore dei racconti horror presenti in questo blog:

“Old è un film divertente, bizzarro e ben fatto. Non sarà di qualità Shyamalan al 100% (diciamo che forse si avvicina ad un 70% scarso), ma tutto sommato si lascia guardare e ti fa riflettere. E’ un po’ una via di mezzo tra un episodio di “Ai confini della realtà” e uno di “Fantasylandia”, ma questo non è necessariamente un male; quand’ero piccolo erano tra i miei telefilm preferiti. In ogni caso, Shyamalan rimane un maestro e un racconta storie eccezionale.”

VOTO: 7

Autore della recensione: Jake Green


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