Candyman (2021): recensione


Candyman è un film horror del 2021 diretto da NiaDa Costa, prodotto e sceneggiato da Jordan Peele, basato su un personaggio ideato da Clive Barker – sul quale era già stato tratto un film nel 1992.

La storia è quella di un pittore afro-americano di Chicago, che si imbatte una sera nella leggenda di Candyman: volendola sfruttare per dare una svolta alla sua carriera artistica scatena tutta una serie di sanguinosi e terrificanti eventi che vedranno il ritorno del nostro Boogeyman di colore e della sua furia omicida.

Candyman è uno dei Boogeyman tra i meno famosi nel mondo dell’horror e il fatto di averne prodotto due soli film in poco meno di trent’anni sta a dimostrare come a livello commerciale non sia particolarmente riuscito a sfondare nel mondo del cinema. A fare il grande salto che ti permette di sfornare un seguito dopo l’altro come se non ci fosse un domani, insomma.

Se vogliamo fare un paragone azzardato, il personaggio di Candyman è un po’ come la musica Jazz del mondo horror: è di classe, originale e ha tutta una storia profonda alle spalle, ma purtroppo (dico purtroppo perché a me il Jazz piace) continua a rimanere di nicchia, e la qualità che propone non corrisponde al successo commerciale che dovrebbe avere.

La storia di Candyman, tra l’altro, è pazzesca: ha tutte le carte in regola e nulla da invidiare al background di molti altri boogeyman del cinema horror, diventati immensamente più famosi: Jason Voorhes (Venerdì 13), Leatherface (Non aprite quella porta), Freddy Krueger (Nightmare) e mi fermo qua, altrimenti si fa notte…

Voglio invece esaminare con attenzione il film di Nia DaCosta, qui al suo secondo lungometraggio, che con il beneplacito di colui che ha rivoluzionato in nero il cinema horror americano dell’ultimo decennio, l’erede artistico (a mio avviso) del grande John Carpenter – ovvero Mr. Jordan Peele – è riuscita a confezionare uno degli horror più inquietanti e convincenti degli ultimi vent’anni. E credetemi, non sto scherzando.

Candyman_2021

Nia DaCosta è riuscita a fare un film pazzesco, che non potrete che adorare: sin dai titoli di testa (geniali) che dalle inquadrature dell’opening scene, semplicemente perfette, Candyman è uno di quei film che ti entra sottopelle e che riesce a rimanerci per un bel po’ di tempo dopo che ne hai terminato la visione.

Caratterizzando tutto il film da quel tocco autoriale, di classe, mutuato in qualche modo dai lavori di Peele, Nia DaCosta riesce per certi versi a superare il maestro, destinando questo Candyman a ritornare prepotentemente e di diritto alla ribalta nell’universo horror moderno.

Non riesco davvero a trovare qualcosa di negativo da dire su questo film – non che sia obbligatorio farlo – e questo per farvi capire quanto mi sia piaciuto, sia da appassionato horror, che da semplice spettatore in cerca di una bella storia.

Gli interpreti sono strepitosi, le apparizioni di Candyman sono agghiaccianti e brutali, le morti terribilmente ben fatte: DaCosta riesce a rendere spaventoso anche quello che non mostra, lasciando immaginare allo spettatore ciò che le elissi vogliono solo intendere.

Persino il sottotesto politico è semplicemente geniale: Peele è riuscito a superarsi, recuperando una storia vecchia di trent’anni e aggiornandola ai suoi tempi, alle tematiche razziali, senza snaturare di una virgola ne il personaggio di Barker ne il film del 1992, di cui questo è un sequel preciso e accurato.

Una menzione particolare va infine a Tony Todd, il Candyman originale, che in questo film ritorna a squartare gole e sbudellare pance con il suo uncino, fresco e arzillo come se il tempo per lui non fosse mai passato.

Vi lascio come di consueto alle parole del nostro Jason J. Myers, autore dei racconti horror presenti in questo blog:

“Che bella sorpresa questo Candyman di Nia DaCosta: lei e Jordan Peele sono riusciti a dare nuovo smalto ad un mito dell’horror che non ha avuto molta fortuna in passato. Questo sequel del 2021 è semplicemente perfetto, trasuda genialità e competenza, profondità e leggerezza: una storia che ti prende alle budella con il suo uncino arrugginito e non ti lascia andare fino alla fine, altrettanto geniale nel suo epilogo. E’ già un cult, per quel che mi pare. Speriamo vengano altri seguiti di questo livello, potrebbe rinascere un mito.”

VOTO: 9

Autore della recensione: Jake Green


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