The Haunting of Bly Manor : recensione


The Haunting of Bly Manor: Mike Flanagan e le sue storie gotiche di fantasmi.

Se c’è una cosa che non si potrà mai dire di Mike Flanagan è che non possieda una sua visione ben precisa di come debba essere realizzato un horror, che si tratti di una serie oppure di un film.

Del resto tutti i grandi artisti hanno una propria visione e con questa seconda parte della serie antologica The Haunting, dedicata a Bly Manor, Mike Flanagan si conferma come uno degli estimatori e divulgatori più preziosi di un sotto-genere particolare dell’orrore, forse quello più antico e nobile di tutti: le storie di fantasmi.

Le vicende di questa seconda stagione sono ispirate al romanzo di Henry James “Il giro di vite”, che se non ricordo male è anche uno delle opere preferite del nostro Tiziano Sclavi, il papà di Dylan Dog… ma non voglio andare fuori tema…

The Haunting of Bly Manor inizia nel più classico dei modi con cui può iniziare una storia di fantasmi e cioè davanti ad un caminetto, al calare della sera, dopo una cena conviviale tra due novelli sposi e i loro invitati il giorno prima delle nozze.

Il che fa molto epoca Vittoriana: tant’è che la storia è proprio ambientata in Inghilterra, la patria madre di tutte le storie di fantasmi.

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Come nella prima stagione, protagonista del racconto – oltre alla giovane governante che si trasferisce a Bly Manor per accudire una coppia di fratellini orfani – è anche la tenuta di campagna del titolo, con tutti i suoi misteri, gli orrori e i segreti che ci verranno rivelati con lo scorrere della storia, attraverso il consueto uso magistrale dei vari flashback, ellissi, salti nel tempo e turning point a cui Mike Flanagan ci aveva già abituato con quel capolavoro della prima stagione di The Haunting.

The Haunting of Bly Manor, al contrario di House on the Hill, ci regala però una storia più classica e meno moderna, dal sapore vintage e squisitamente malinconico; e mentre il tema ricorrente della prima stagione era quello dei legami familiari, in questa seconda stagione il nucleo su cui tutto ruota come intorno ad un sole pallido è quello dell’amore di coppia, tormentato e infelice, come solo nelle più classiche delle storie dell’orrore può esistere.

Temi come il senso di colpa, il tradimento, il rancore, l’odio e l’amore fanno da corollario a questa stupenda storia di fantasmi che vi rimarrà nel profondo anche diverso tempo dopo che ne avrete terminato la visione, forse ancora di più di House on the Hill.

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Il prezzo di tutta questa epicità e poetica romantica è quello di una storia che nel suo complesso spaventa sicuramente di meno rispetto a House on the Hill, utilizzando una tensione talmente diluita da farla più volte approdare lungo i lidi delle serie storiche, a discapito della sua componente più orrorifica.

Ciò non dev’essere visto, a mio avviso, come un difetto, bensì un pregio: la qualità raffinata e suggestiva dell’ambientazione nella campagna inglese, gli interpreti come al solito perfettamente calati nella parte, i brividi soffusi che questa seconda stagione di The Haunting sapranno donarvi la collocano allo stesso livello di capolavoro gotico della prima stagione.

Vi lascio come al solito in chiusura di articolo, alle parole in merito del nostro caro Jason F. Myers, autore dei racconti horror presenti in questo blog:

“Che Mike Flanagan si sia ormai ritagliato un posto di tutto rispetto nell’Olimpo del dell’horror è ormai un fatto consolidato: The Haunting of Bly Manor non fa che confermare la grandezza di questo artista, che al di là del genere che tutti noi adoriamo si conferma anche un racconta storie di prima classe, un gradino al di sopra di tutti. Il purismo di stile e contenuti con i quali Flanagan affronta questa storia di fantasmi è qualcosa di commovente, di una bellezza cos’ travolgente da riportare agli antichi splendori la più classica tra le storie dell’orrore. Imperdibile!”

VOTO: 9 e 1/2

Autore della recensione: Jake Green


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