Frederick non ebbe neppure la forza di gridare per la sorpresa. Tutto il suo corpo reagì con uno spasmo nervoso, rattrappendosi un poco in sé stesso come quello di una persona che sente uno sparo improvviso. Sentì che le gambe gli cedevano.
Joanna pensò bene di suonare il clacson e dargli così un ulteriore shock ventricolare, giusto per essere sicuri che, se gli fosse venuto un infarto, sarebbe stato di quelli secchi e non un semplice “colpetto”, rimediabile con qualche by-pass.
“TI MUOVI?!”
Se ci fosse stato qualche gufo o altri animali notturni, da quelle parti, sicuramente si sarebbero dati alla fuga in quello stesso istante: ma quel luogo pareva essere stato abbandonato dall’uomo, da Dio e tutta quanta la natura, alberi a parte.
Frederick si voltò verso la moglie e le fece cenno di tacere, sibilando su un dito.
La sua faccia doveva essere diventata pallida come un lenzuolo, o forse la sua espressione fu abbastanza eloquente: la donna lo fissò perplessa, appoggiata sul gomito con la testa fuori dal finestrino.
Joanna non aveva intenzione di scendere dall’auto per nessun motivo al mondo; non s’era neppure slacciata la cintura di sicurezza. Vide il marito che seguitava voltare la testa dalla cassapanca a lei con fare nervoso e un’espressione preoccupata sul volto.
Sembrava indeciso se tornare alla macchina oppure rimanere lì un altro po’.
Ma c’era anche qualcos’altro. Era come se stesse tenendo d’occhio quella cavolo di cassapanca… ma perché diavolo avrebbe dovuto farlo?
Le parve che Frederick fosse tutt’a un tratto diventato matto. Tutti quei liquori dovevano avergli dato alla testa, non c’era altra spiegazione.
Finalmente si decise e venne verso di lei. Più si avvicinava, più Joanna vedeva che il viso del marito aveva perso ogni parvenza di colore: era diventato pallido come quello di un morto.

“Ma che diavolo…” Frederick le mise una mano sulla bocca, sibilando di nuovo sull’indice; i suoi occhi parevano dovergli uscire dalle orbite da un momento all’altro.
“S’è mossa!” le bisbigliò sotto voce, come per non farsi sentire da nessuno, anche se intorno a loro non c’era che la notte più buia, una foresta di conifere da una parte all’altra della stretta stradina e quella dannata cassapanca…
Che non si volesse far sentire proprio da quel dannato mobile? Pensò per un momento la donna, convincendosi sempre più che suo marito fosse in realtà più ubriaco di quello che pensava.
“Cosa cazzo ti prende? – gli rispose acidamente, dopo che le ebbe levato la mano dalla bocca. – Sei ubriaco? Si può sapere che stai dicendo… cos’è che s’è mosso?” tenne la voce bassa come desiderava lui, perché altrimenti le avrebbe rimesso la mano sulla bocca e a quel punto era probabile che le sarebbe venuta la tentazione di staccargliene un morso.
Per di più era davvero stanca morta, le veniva quasi da vomitare. Doveva aver bevuto troppo anche lei.
Frederick, senza smettere di voltarsi per guardare alle sue spalle, spalancò ancora di più gli occhi. “Quella cassa!… – disse a bassa voce, talmente bassa che Joanna fece fatica a sentirlo. – La cassapanca, ti dico!… ero lì… stavo per spostarla quando si è mossa da sola di un paio di centimetri… si è spostata da sola, capisci?!”
Joanna fissò il marito, i suoi occhi spalancati, il viso bianco come la morte. Ci ragionò su per un paio di secondi e poi scrollò la testa.
“Sei ubriaco!” concluse infine. “Entra in macchina e andiamocene da qui…SUBITO!”
“ Shhh… per l’amor di Dio, Joanna… che il diavolo ti porti…”
Si sporse con la testa fin quasi dentro il finestrino. “Potrebbe esserci dentro qualcuno, non capisci… magari si tratta di un rapimento! Ho sentito che qui in Italia accadono spesso, queste cose…”
Joanna gli rise in faccia. “Ah, ma certo, adesso è tutto più chiaro! Rapiscono una persona, la chiudono in una cassa e poi se la dimenticano per strada… certamente, non fa una piega! – rise di nuovo, brevemente, poi si rifece seria – Sali in macchina, Frederick… non te lo dico un’altra volta.”
Il marito non parve ascoltarla. Fece un cenno con le mani, come a dire aspettami qui.
“Do solo un occhiata…” le parve di sentirgli dire. Poi Frederick ritornò di nuovo verso la cassa, a passi incerti.
Joanna sbuffò, scrollando la testa.
Testone che non è altro.
Decise che avrebbe atteso ancora una manciata di secondi. Dopodichè sarebbe partita e lo avrebbe lasciato lì, lui e quella stramaledetta cassapanca.
O perlomeno avrebbe fatto finta. Era più che sicura che Frederick l’avrebbe rincorsa… non aveva cellulare né portafoglio, con sé. Giacevano entrambi sulla parte superiore del cruscotto. E di certo suo marito non aveva voglia di farsela a piedi, da lì al loro hotel.
La donna buttò un occhio al display dell’orologio sopra lo stereo.
I led lampeggiavano scoordinati. Pareva essersi guastato.
Diede allora una sbirciata al suo, da sotto la manica della camicetta. Le lancette erano ferme sulle tre meno dieci. Osservò meglio e vide che la lancetta dei secondi tentennava avanti e indietro impercettibilmente.
Una cosa alquanto strana. Doveva essersi fermato da poco.
Non era passato più di un quarto d’ora, da quando per un soffio non avevano travolto con la macchina quella cosa. L’orologio le si era sicuramente fermato in quel momento. La Skoda aveva sbandato per la brusca frenata, ma nulla di più; quindi non si era rotto per quello.
Probabilmente le batterie si erano scaricate.
Joanna accese la radio. Qualcuno le avrebbe detto finalmente l’ora, tra una canzone e l’altra.
Cercò di sintonizzarla su qualche stazione, ma anche quella sembrava più morta del diavolo. Emetteva solo un debole fruscio.
Ma dove cazzo erano finiti, nella quinta dimensione?
TO BE CONTINUED…