Re-animator: recensione della trilogia


Era il 1985 quando Stuart Gordon diresse, con la produzione di Brian Yuzna, uno dei film horror più iconici degli anni ottanta “Re-animator”, direttamente ispirato ad una storia a puntate che H.P.Lovecraft scrisse su commissione, per una rivista amatoriale, e che fu in seguito pubblicata su Weird Tales.

Il primo capitolo della saga, “H.P.Lovecraft: Re-animator” venne diretto da Stuart Gordon, mentre i due seguiti “Bride of Re-animator” e “Beyond Re-animator” videro alla regia Il produttore del primo film: Brian Yuzna.

“Herbert West Re-animator” il racconto a puntate da cui è stata sviluppata la trilogia, nonostante la sua natura di lavoro su commissione, quindi non nato da ispirazione artistica, rimane a mio parere personale una delle storie più divertenti scritte da Lovecraft e anche una delle più spaventose, soprattutto per l’utilizzo di costanti colpi di scena/cliffhanger macabri con cui si conclude ognuno dei sei capitoli da cui è composta.

Tornando alle riduzioni cinematografiche, la prima cosa da dire è che sono sostanzialmente diverse tra loro, sia nell’approccio generale, ovvero l’aderenza al materiale di partenza (il racconto di Lovecraft) da cui si sviluppano, che per quanto riguarda il valore artistico – e orrorifico – finale.

E’ indubbio che il primo capitolo di Re-animator, diretto da Stuart Gordon, sia una spanna al di sopra degli altri due, oltre che quello che è invecchiato meglio.

Re-animator è un film che sa non prendersi troppo sul serio, ma che allo stesso tempo dimostra di conoscere e rispettare il materiale di partenza, oltre che il genere, e riesce a rendere omaggio al genio di Providence e alle atmosfere inquietanti dei suoi racconti attraverso l’utilizzo intelligente, nonché perturbante, degli effetti speciali, in scene ad alto tasso di perversione e gore.

In “Re-animator” è presente sì un umorismo macabro di fondo, che dona a tutta la pellicola un tocco tipicamente anni ottanta (vedi il sequel di Non aprite quella porta oppure Un lupo mannaro americano a Londra) ma la sua componente di black humor non è mai predominante o eccessiva, come invece lo sarà – a tratti -nei due seguiti diretti da Brian Yuzna.

Il primo Re-animator è uno di quei film che entrano di diritto tra i classici del genere (da vedere rigorosamente nella sua versione unrated) e per quel che mi riguarda ho adorato sin dalla prima visione questa macabra ed efficace riduzione del racconto di Lovecraft. Nonostante sia un prodotto che in parte ricorda le produzioni di serie B (le scene esageratamente gore, i presupposti e le ambientazioni scientifico-medico alquanto approssimativi, quasi da “Occhi del cuore”) per me rimane un classico intramontabile, un vero gioiellino.

VOTO: 9

Il secondo capitolo “The Bride of Re-animator” è del 1991 ed è diretto, come dicevo in apertura di post, dal produttore del primo film: Brian Yuzna.

Ora, Brian Yuzna è sicuramente uno che di horror se ne intende e ne mastica parecchio. Ha diretto un capolavoro del genere horror come Society sul finire degli anni ottanta e tutta una serie di altri lavori più che pregevoli come The Dentist 1 e 2, Il ritorno dei morti viventi 3 e uno degli episodi di “Necronomicon”, un altro bel film basato sulle storie di H.P.Lovecraft.

Quindi non è che si possa dire che “The Bride of Re-animator” sia un brutto film, anzi. Ci sono diversi punti a suo favore, primo fra tutti una maggiore fedeltà alla storia originale rispetto al primo film, che si può notare in diversi riferimenti (West e il suo fido Cain che lavorano come medici di guerra per avere più cadaveri su cui condurre i loro esperimenti, la casa che i due abitano vicino al cimitero, catacombe incluse); ben fatti inoltre sono gli effetti speciali ad opera di Screaming Mad George, che è un po’ il cugino meno dotato di Tom Savini, ma comunque un professionista di tutto rispetto in ambito horror.

Bride_of_Re-animator

Ci sono però alcune imperfezioni che lo rendono sicuramente un capitolo inferiore all’originale.

Innanzitutto, troppo humor e comicità slapstick, almeno per i miei gusti; poi una maggiore cagnitudine nelle interpretazioni (ad eccezione forse di Jeffrey Combs) e alcune inverosimiglianze nella trama, come ad esempio il ritorno dell’antagonista o per meglio dire della sua testa, che alla fine primo capitolo veniva spappolata irrimediabilmente. A parte tutto questo, rimane in ogni caso un film godibile, con diverse trovate divertenti e spassose: il cane con la mano umana, il “dita-ragno” e via dicendo…

VOTO: 7 e 1/2

Passiamo ora al terzo capitolo della serie, “Beyond Re-animator”. Come per il secondo, il regista è sempre Brian Yuzna, mentre questa volta la produzione è spagnola. Il dottor Herbert West ritorna a dodici anni dal secondo capitolo a giocherellare con la vita umana e cadaveri vari, solo che questa volta lo fa all’interno delle mura di una prigione, dove è stato rinchiuso in seguito agli incidenti provocati dai suoi macabri esperimenti.

In questo terzo film non è solo la produzione ad essere spagnola, ma lo sono probabilmente anche le location (nonostante venga confermata l’ambientazione americana) e buona parte degli attori non protagonisti. Non c’è più il dottor Caine, sostituito da un comprimario molto simile come atteggiamento e carattere, e il nuovo antagonista è il sadico direttore del carcere dove West è rinchiuso.

Il canovaccio della storia è il solito: West e il suo compare stringono un’amicizia in nome della “scienza”, l’amico si innamora di una giornalista che naturalmente morirà e verrà resuscitata con il siero fluorescente, vi è poi uno scontro finale dove quasi tutti fanno una brutta fine ad eccezione di West (lasciando così aperta la strada per eventuali seguiti, che in ogni caso non ci sono stati).

Che dire: nulla di nuovo sul fronte occidentale… rimangono una serie di morti e sbudellamenti più o meno comici, ratti-zombie che combattono contro peni resuscitati, drogati che esplodono e cose del genere…

Beyond_Re-animator

Se devo essere sincero, insomma, dei tre è il capitolo che mi ha convinto di meno. Per carità, la mano del maestro c’è e si vede; alcune scene sono divertenti e in generale si fa guardare. Sinceramente, però, in alcuni punti mi ha un po’ deluso; in particolare a livello di effetti speciali (dopo dodici anni era lecito aspettarsi qualcosina di più) e di caratterizzazioni. I personaggi sembrano tutti stereotipati, più che nel secondo capitolo, e la realizzazione generale risente forse del budget risicato.

Tra gli aspetti positivi vi è il ritorno ad atmosfere leggermente più cupe e meno comiche (tranne nel finale dove svacca un po’ tutto) e una recitazione migliore rispetto al secondo capitolo. Ci sono anche più tette in bella mostra, per i cultori delle scene trash. Non una conclusione eccelsa, insomma, ma poteva andare peggio.

VOTO: 7

Jason J. Myers, l’autore dei racconti horror presenti in questo blog, la pensa a grandi linee come il sottoscritto. Ecco cosa mi ha detto quando gli ho chiesto un parere sulla trilogia di Re-animator:

“Il primo è un caposaldo dell’horror anni ottanta; il secondo si lascia guardare, ma avrei preferito ridere di meno e spaventarmi di più; il terzo senza infamia e senza lode. In ogni caso rimane una trilogia che ogni appassionato del genere deve vedere almeno una volta nella vita.”

Autore delle recensioni: Jake Green

Autore della recensione: Jake Green


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