Non aprite quella porta 2022: quando pesti una merda grossa come una casa e non ci sono prati su cui pulirti le scarpe…
Girare il sequel di un capolavoro come l’originale di Hooper del 1974 e sperare di creare qualcosa che possa almeno essere definito come decente è un po’ come scrivere il seguito di un romanzo di Stephen King e illudersi che i fan del Re non vogliano scorticarti vivo solamente per aver avuto un’idea del genere.
Insomma, questo David Blue Garcia si è messo in un bel guaio quando ha deciso di pestare quest’enorme merda secca sotto il sole cocente del Texas, nonostante il beneplacito di uno come Fede Alvarez, che tutto sommato non è certo un novellino del mondo horror e che sicuramente era consapevole del rischio a cui si andava incontro con questa operazione.

Questo sequel diretto di Non aprite quella porta del 2022, del resto, appartiene a quella sorta di corrente revival-revisionista-rivisitazione-restyling-cazzi-e-mazzi-vari che ultimamente va tanto di moda, vedasi i vari Halloween di David Gordon Green e immaginiamo anche il prossimo Esorcista, sempre di Green, per non dimenticare gli ultimi due Scream, Hellraiser… si suppone anche che non sarà l’ultima della serie, dato che le icone horror anni settanta-ottanta-novanta sulla cui tomba pisciare allegramente non mancano di certo: Jason Voorhees, Freddy Krueger, Re-animator, gli Ammazzavampiri di Holland e tutti gli altri che possono venirvi in mente in questo momento.
Il fatto che di alcuni abbiano già fatto dei reeboot insipidi quando non esecrabili nei primi anni duemila o negli anni dieci non ci deve far illudere che questo non accadrà ancora, dato che tutti questi rifacimenti, sequel o prequel non sono altro che il frutto meschino di una mancanza generale di idee – a parte in alcuni casi notevoli, magari di serie tv – che sta coinvolgendo negli ultimi anni tutto il mondo dell’horror, anche se probabilmente si tratta di un fenomeno ciclico di decadimento a cui seguirà, si spera, un rinascimento di idee e sangue fresco.
Ma torniamo a questo Non aprite quella porta (2022) di David Blue Garcia. Innanzitutto, come ho già detto, si tratta di un sequel diretto. Quindi tecnicamente riprende le vicende della famiglia Sawyer cinquant’anni dopo i fatti del ’74, trascurando o forse no gli avvenimenti del secondo capitolo del 1986, un gioiellino di humor nerissimo come la pece che quel genio di Hooper scaraventò negli anni ottanta come un cadavere in mezzo alla strada. Il punto è che, per come viene raccontata la storia, il fatto che sia un sequel diretto o meno ha un’importanza relativa, dato che della famiglia Sawyer non c’è alcuna traccia e l’unico rimasto dei due capolavori di Hooper è solamente “Faccia di cuoio”.
Quindi, in linea di massima, l’idea di fondo del film è quella di modernizzare un mito dell’horror anni ottanta ai giorni nostri, dominati dai social e caratterizzati dal fenomeno sociale ed economico della gentrificazione, facendogli scannare più gente possibile con la motosega, utilizzando il tutto come pretesto per una critica ai fenomeni già citati.
Il che – a dirla tutta – non è un’operazione disprezzabile, dato che Non aprite quella porta 2022 è un film horror dignitoso, girato con cura, con tutti gli elementi giusti al posto giusto: jumpscares, violenza efferata, un villain iconico e quasi invincibile, critica sociale e quant’altro… insomma, come film horror non gli manca proprio nulla.
Tranne forse l’anima.

Sì, perché se vogliamo forse trovare un difetto ad un prodotto che tutto sommato potrebbe piacere ai neofiti dell’horror e far passare a quest’ultimi una piacevole serata all’insegna dei brividi e del ribrezzo per la macelleria brutale con motosega del nostro caro Leatherface, bisogna ammettere che a parte l’aggiunta di un personaggio originale del 1974 (Sally Hardesty, l’unica vittima superstite del primo capitolo), non è che guardando Non aprite quella porta 2022 si percepiscano realmente le atmosfere malsane e indimenticabili dei primi due capitoli di Hooper, che a ben guardare facevano parte di quelle storie allo stesso modo dei loro protagonisti, altrettanto malsani e indimenticabili.
Sì, ok, Faccia di cuoi in questo film ci da dentro di brutto a scuoiare, squartare, scarnificare eccetera… ma provate per un attimo ad immaginare qualsiasi altro assassino al suo posto a fare esattamente le stesse identiche cose e vedrete che il risultato tutto sommato non cambierà. Perché è chiaro come il sole che il talento di Hooper e ciò che ha reso indimenticabili i suoi capolavori non è stato solo la figura, comunque leggendaria, di Leatherface; ciò che ha reso indimenticabile l’originale Non aprite quella porta 1974 e il suo sottovalutato – non dal sottoscritto – seguito del 1986 va ben oltre ad un semplice esercizio di taglia e cuci con motosega.

Nei capolavori di Hooper c’erano le atmosfere sordide e perverse del profondo sud rurale degli Stati uniti d’America; la tensione si respirava insieme al caldo e al sudore dei protagonisti; la perversione galleggiava nell’aria insieme al pulviscolo della calura estiva, mentre i Sawyer apparecchiavano la tavola per un pranzetto in famiglia che neppure negli incubi peggiori… qui c’è solo un tizio con la motosega e la “faccia di cuoio”, che si limita ad affettare più gente possibile, con dovizia di particolari ed effetti speciali molto riusciti, certo, ma a parte questo non è che si percepisca molto altro.
Non aprite quella porta 2022 è un bel giocattolino, insomma, ma se lo si guarda nella visione d’insieme della saga è di sicuro uno dei film meno riusciti. Non al livello di quella ciofeca del 4 – ma come potrebbe – e dell’insipido terzo capitolo, però mi ha fatto sicuramente rivalutare i vari prequel e reboot degli ultimi anni.
Ma lasciamo come sempre l’ultimo giudizio a Jason J. Myers, autore dei racconti horror presenti in questo blog:
“Non aprite quella porta 2022 è un prodotto dignitoso, che si lascia guardare, ma che di certo non rende onore al genio di Hooper… e se vogliamo dirla tutta neanche alla figura leggendaria di Faccia di cuoio, che risulta un po’ snaturata nella sua essenza e viene usata un po’ come una maschera qualsiasi la notte di Halloween, giusto per spaventare quei due o tre marmocchi che non conoscono nulla delle sue origini e di ciò che ha rivoluzionato il mondo dell’horror negli anni settanta e ottanta. Però non me la sento di bocciarlo completamente, perché tutto sommato come film horror fa il suo sporco dovere. Il che di questi tempi non è poco.”
VOTO: 6
Autore della recensione: Jake Green