Non aprite quella porta parte 2: recensione


Nel lontano 1986 esce al cinema Non aprite quella porta parte 2, diretto dallo stesso indimenticato regista che diresse più di dieci anni prima il capolavoro originale, da cui partì una delle saghe cinematografiche horror più famose di tutti i tempi.

Parliamo, naturalmente, di quel Non aprite quella porta del 1974, in cui comparve per la prima volta una figura ormai mitologica dell’universo horror: Leatherface.

Tornando a Non aprite quella porta parte 2, la prima cosa che mi viene in mente pensando a quel film è la parola perfezione. So che a molti sembrerà strano, dato che ci sono parecchie persone a cui questo film non è piaciuto affatto, sia nei toni che nei contenuti, ma per quel che mi riguarda la genialità – a volte sottovalutata – di Hooper ha trovato in questo come in altri suoi capolavori una degna espressione.

Perché mi riferisco al termine perfezione quando voglio parlare di un film come Non aprite quella porta parte 2… i motivi sarebbero molti, ma voglio esaminare quelli che a mio parere sono i più evidenti… innanzitutto, l’atmosfera generale di depravazione e senso del grottesco che permea tutta la pellicola, la quale parla sì di cannibali – come il capostipite del 1974 – ma lo fa aggiornandosi allo spirito dei tempi, quei famigerati anni ’80 del secolo scorso caratterizzati dal consumismo e capitalismo Reganiani più sfrenati.

Tant’è che nel loro luridume sgangherato e delirante di psicopatici assassini, i Sawyer si mettono “in proprio” per vendere al pubblico il loro infame chili con carne umana, partecipando e addirittura vincendo concorsi culinari locali.

Non aprite quella porta parte 2, inoltre, pur rispettando tutti i canoni del genere horror – assassini psicopatici, cannibalismo, scare jumps indimenticabili, gore d’antologia a cura del maestro Tom Savini – è permeato di uno humor macabro che riesce a rendere questo film ancor più particolare, unico o quasi nella sua contaminazione tra generi (solo “Un lupo mannaro americano a Londra” era riuscito in tale impresa).

Per finire, una menzione speciale meritano i personaggi e i loro interpreti: non solo un Leatherface terrificante nella sua macabra comicità interpretato da Bill Johnson, ma anche uno strepitoso Bill Mosley nei panni di Top Chop (la scena nella stazione radio in cui si mangia pezzi di pelle del suo cranio è a mio parere mitica), il patriarca “novello imprenditore” Jim Siedow alias Drayton Sawyer, presente già nel primo capitolo, un esagitato e indimenticabile Dennis Hopper cavaliere dalla sega elettrica.

Dulcis in fundo, una delle scream queens più belle e brave di tutti i tempi: la stupenda Caroline Williams.

Non mi resta che terminare questa semi-recensione/tributo a Non aprite quella porta parte 2 con il parere dell’autore dei racconti horror presenti in questo blog, Jason J. Myers, il quale quando gli ho chiesto che ne pensava di questo film mi ha risposto così:

“La seconda parte del capolavoro di Hopper del 1974 è, a mio modesto parere, uno dei mix più riusciti tra horror e black humor mai prodotti. E’ un film che trasuda atmosfere malate e sudaticce, gore a palate e alcuni momenti di terrore/disgusto indimenticabili. Uno di quei film che non mi stanco mai di rivedere. Un gioiello!”

VOTO: 9

Autore del post: Jake Green

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