Wounds (2019) è un film horror presente su Netflix, con protagonista Arnie Hammer, diretto da Banbak Anvari.
Il film è ambientato a New Orleans e il protagonista principale della storia, tale Will, è un barista alcolizzato e tossico dalle ambizioni pressocché nulle, una sorta di Lebowsky depresso e poco divertente che, in una delle tante notti di servizio al bancone, improvvisamente viene coinvolto in un mondo oscuro, terribile e misterioso, che lo porterà lentamente ad esplorare l’orrore dell’animo umano e – forse – la follia della sua mente.
Avendo visto alcuni spezzoni su Youtube molto intriganti, ero talmente pieno di curiosità che nonostante i molti pareri negativi che si trovano on-line su Wounds ho deciso di vedermelo ugualmente (perché è sempre una buona cosa non lasciarsi condizionare troppo dal giudizio degli altri).
Quindi, che cosa dire di questo Wounds?
Prima di tutto, rompo ogni indugio e dico che a me è piaciuto parecchio. Sono un fan dell’horror di lunga data e, per quel che mi riguarda, penso che Wounds riesca ad intrattenere efficacemente per tutta la sua durata, tenendo desta l’attenzione e il senso di cacarella con atmosfere inquietanti e a volte sorprendenti.
C’è una scena, in particolare (niente spoiler, tranquilli) in cui per un istante mi è venuto un bel brivido alla base del collo; una scena talmente disturbante da farmi pensare a tutti quei filmati gore di morti violente e torture che i più navigati frequentatori del web profondo ben conoscono.
Wounds d’altronde è questo: atmosfere malsane, scare-jumps mai banali, un’ambientazione da horror urbano (New Orleans sordida e lasciva come non mai), ottime interpretazioni, con un Arnie Hammer stratoferico – pienamente nella parte – su tutti e una storia che si lascia guardare senza costringerti a dover approfondirne la cripticità implicita per godertela come puro intrattenimento.

Ma Wounds è anche altro: ha dalla sua tutto un significato più profondo, meno banale di quel che si pensi, che tira in ballo Le dipendenze da alcool e droghe, la guerra, lo gnosticismo e – ma questo è un mio personalissimo parere – le suggestioni Lovecraftiane sui culti demoniaci.
Lungi da me voler spiegare tutto l’impianto teorico che sta alla base di Wounds, sia chiaro, anche perché come ho già detto a mio avviso rimane un film horror godibilissimo anche senza volerne approfondire i significati meno evidenti; mi sembrava però giusto sottolineare come alla fine sia anche un’opera visiva estremamente interessante, che volendo si presta a più letture, nessuna delle quali banale.
Come al solito vi lascio a ciò che ne pensa in proposito Jason J. Myers, l’autore dei racconti horror presenti in questo blog:
“Wounds mi ha divertito parecchio, è un film notevole che nella migliore tradizione horror si presta a più interpretazioni e riesce ad essere specchio ed insieme critica dei mali della società moderna. Merita almeno una visione.”
VOTO: 7 e 1/2
Autore della recensione: Jake Green